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dittatura dei pm. GIUSTIZIA DI VANNI FUCCI? «NON, RIEN DE RIEN. NON, JE NE REGRETTE RIEN…»

  • liberastampa
  • 22 mar 2024
  • Tempo di lettura: 5 min

Ragionando sui nostri beneamati padroni. Nulla nasce dal nulla. E se è spuntato un «Comitato Perseguitati e Vittime del Tribunale di Pistoia», una qualche ragione ci sarà pure, no?



Ve la ricordate la grande Édith Piaf? Una francese, ma non antipatica come Macron tête de con. Cantava così: «No, nulla di nulla. Io non mi pento di nulla…».

Bien, c’est pareil pour moi o, come si dice, «per me è la stessa cosa».

In un’Italia che fa e si pente tre secondi dopo, personalmente fo come Dante: non mi pento più e non me ne frega di quanto costano le banane a Palermo. Chiaro?

Chi sbaglia paghi: ma solo se sbaglia. Non se, come siamo costretti a vedere ogni giorno in questa micro-Pistoia, «io so’ io e voi non siete un cazzo!».

Riprendo Pirandello del Berretto a sonagli; rimetto in tirare la «corda pazza» che, a questo punto, svolge la funzione di vera e propria «corda civile», non perché, come vogliono far credere gli uomini del Terzo Piano (e anche alcuni discutibili del Secondo), io sia pazzo: solo per ribadire, fino alla nausea, come faccio da 4 anni 4, che questa procura della repubblica è un «foeditatis exemplum» o – per chiarirlo all’avvocata Elena Giunti che ignora il latino, un monumento alla vergogna.


Curreli vuole aprire la terra all'Africa, ma vuole chiudere le strade agli italiani...?

Ieri l’altro a Lecceto, dove Claudio Curreli, il buon samaritano, ha protetto il già troppo protetto dal Comune ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, gli operai del cosiddetto Marchese di Pescina, mentre tagliavano l’erba (al bianco o al nero?), ad alta voce, perché chi doveva udire udisse, sostenevano che «chi ha ragione ce l’ha non sulla base di argomenti condivisibili fondati sulla corretta interpretazione ed applicazione della legge, ma perché ... svolge un ruolo prestigioso in società. Ne segue che chi fa un mestiere importante può anche delinquere, perché tanto nessuno lo punisce».

Ecco il senso della legalità oggetto di fiaccolate da scout, da sindaci, da Libera dalle mafie e da prese di culo della “gente comune” per la quale Ser Coletta s’era impegnato ad operare finché non s’è trovato dinanzi un ciampissimo… anti-Ciampa.

Una ferrea professoressa del Forteguerri diceva, un tempo, che i panni sporchi si lavano in casa. No. Non sono mai stato convinto di questo. Magari si lavano in casa le storie da Ciampa, le corna, tradimenti: quelli sì.

Ma quando i panni sporchi sono il bene comune, i favoritismi, i servizi che il cittadino paga a carissimo prezzo, perché se li paga a peso d’oro, ma ne ottiene solo calci in culo, quei panni lì – mi spiace, Ser Coletta – vanno lavati, come un tempo, ai bozzini pubblici, piazzati, una volta, agli angoli delle strade di città. È questa la funzione della giustizia e dei magistrati, non il modus operandi che vedo, purtroppo, da oltre 60 anni nel suo inglorioso tribunale.

E dico suo perché sono convinto che lei, e tutti quelli che con lei fanno parte di quel che un tempo fu il Club del Napoli al Barracuda, ci mostrate nei fatti, ogni giorno, un osannato 26 % di errori d’indagini, non di rado indegne perché desunte da mere dichiarazioni apodittiche senza costrutto logico che le sorregga. Cose che, nel linguaggio del bar, anche secondo la Crusca di Firenze, si definiscono cazzate.

Una prova calzantissima, che illumina d’immenso l’abuso dell’art 358 cpp (così ben rispettato a Pistoia secondo il linguaggio culilinguo del presidente della Camera Penale, dinanzi a lei, da don Manone Bardelli, al Canto al Balì, dico l’avvocato Andrea Ferrini); una prova incarnata è l’imperversante (ma non lui solo…) Claudio Curreli; il “buon samaritano” che apre la terra ai neri, ma chiude le strade vicinali-interpoderali ai bianchi nati e vissuti in Italia e cittadini italiani, anche se la legge, cui dovrebbe sottostare, la vede diversamente.


Sul luogo del delitto con lo zaino. Forse, dopo, era programmato un campo scout...

Un Curreli così ammirevolmente bravo nel ri-plasmare la legge a sua immagine e somiglianza che, per gli articoli scritti da me contro un, in ipotesi, suo “prossimo sociale” che svolge un ruolo prestigioso in società, s’inventa lo stalking giornalistico e lo impone (odiosamente) al malleabile Luca Gaspari alla Plastilina; mentre lo stesso non fa (e, a mio avviso, è una vera e propria vigliaccata, se dichiarata tale come opinione in relazione all’art. 21 della Costituzione) quando, dopo essere stato fatto segno di decine di articoli, che lo rappresentano allo stesso modo del suo ragionier non-dottor protetto Romolo Perrozzi, resta freddo come l’aspide sulla puppa di Cleopatra.

Infatti, se decidesse di muoversi contro di me per stalking giornalistico anti-magistrato, dovrebbe rinunciare a perseguitarmi a mano libera come ha fatto finora, non perché lo offendo, ma perché “gli sto sulle palle” in quanto smutando la sua regale persona e quelle di certi suoi colleghi.

Non c’è continenza che possa trattenere per descrivere questa realtà violenta realizzata con il rasoio della giustizia come lo si adopera a Pistoia. E se questo non è, come ama scrivere lui, un disegno criminoso, cosa mai sono i disegni criminosi, da lui compilati in copia-incolla e senza indagini degne, che finiscono quasi sempre per «fare strame» (come ancora costui si esprime) delle persone che (povere loro!) gli càpitano sotto?

Non, rien de rien. Non, je ne regrette rien… Non mi pento di nulla. Dante non si pente per inchinarsi dinanzi alle banane di Palermo. Dante ha la sua dignità. L’Alighieri morì a 56 anni di polmonite perché, inzuppato dall’acqua e raffreddato mentr’era in esilio, non volle pentirsi ed esercitare il culilinguo a favore dei magistrati del Comune di Firenze. Era conscio di sé, Dante: giudicato pur pazzo, ma savio più dei savi per politica e potere.

Era, purtroppo, un segno d’aria, un gemello: come Navalny e me, nati entrambi il 4 giugno, e matti secondo il potere tirannico che ha travolto l’Italia e la sta tenendo con la testa sott’acqua. In aggiunta: Dante si chiamò anche mio nonno materno. Boscaiolo e persona di un onor fine, che non ha mai fatto sparire fascicoli di religiosi per accusarli e farli condannare con l’infamante accusa di violenza carnale a una religiosa. Gente di specchiata moralità – perché poveri, semplici, non corrompibili –, tanto che non avrebbero mai risposto a nessuno «Ma allora non hai capito che io la sorella di Luca Turco non la intercetto!».

«Foeditas: exemplum fundamentumque foedorum». Fatevelo tradurre questo anòmalo “smetricato esametro goliardico” che non sapete neppur cosa sia, ma che sembra fatto apposta per essere scolpito sulle bare di granito rosa di Sarcofago City. 26 % di errori! E vi trovate pure ad elogiarvi dal finestrino di Tvl!

Il Csm (consiglio superiore della magistratura), poi, lo protegge pure, questo non si sa bene cosa: se magistrato, scout, buon samaritano, piantumatore di alberini di Falcone e Caponnetto, promotore di pace nel mondo, che poi scende in aula solo quando deve perseguitare l’articolo 21 della Costituzione nella mia persona; e deve chiedere la soppressione dell’unico giornale che racconta le cose come sono. Altrimenti…


Non di rado in passato le «camere di consiglio» si tenevano da queste parti

Altrimenti preferisce mandare altri in aula a far pressione sui giudici. Ha delle chat in WhatsApp (non ha Telegram) e diffonde le sue opinioni fra 3-4-5-6-nn avvocati che si prestano alla funzione di Vpo: così sputtana tutti i suoi perseguitati/perseguitandi e qualcuno di loro (ne cito uno a caso: Massimiliano Tesi) si rivolge pure al giudice riferendo le illazioni del Curreli come fatte proprie: non fia mai che, se non crede, non obbedisce e non combatte, viene escluso dalla limosina della funzione da Vpo!


Il cittadino, sovrano e datore di lavoro, paga per essere svillaneggiato da gente come Curreli e non solo? Non vi sembra che chiedere questo, sia come chiedere troppa grazia a Sant’Antonio?


Da Padova o Abate e protettore degli animali, credo sia assolutamente indifferente.

Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info]

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ARTICOLO 21

PENSARE NON È REATO

LA COSTITUZIONE CE LO HA INSEGNATO

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