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la battutaccia. ASSOLUZIONI: QUALCHE GIUDICE DEGNO, PUR SE DI RADO, C’È ANCHE A PISTOIA

  • liberastampa
  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Come lavorano certi togati di Piazza Duomo? Alessandro Romiti assolto dall’accusa di diffamazione aggravata contro la Ludurner, la società asiatica che gestiva l’inceneritore di Montale con strabilianti effetti. Sui quali, peraltro, la sostituta Linda Gambassi non è riuscita a indagare per ben sette anni passati nella più assoluta inerzia fino a far cadere il tutto in prescrizione


Conclusione delle indagini? Ma quali? Il sostituto Boccia non ha letto che la denuncia. E ha chiuso lì. È giustizia questa? Vi piace questa conduzione personalizzata dei Pm e dei sostituti che se la prendono con Nordio?
Conclusione delle indagini? Ma quali? Il sostituto Boccia non ha letto che la denuncia. E ha chiuso lì. È giustizia questa? Vi piace questa conduzione personalizzata dei Pm e dei sostituti che se la prendono con Nordio?

 

PISTOIA. Il 2 febbraio 2026 un giudice del tribunale di Pistoia non ha nemmeno esaminato il cronista di area provinciale Alessandro Romiti: lo ha direttamente prosciolto, alla seconda udienza, dalle infamanti accuse infondate del Pm Luigi Boccia, dimostrando di aver letto gli atti e soprattutto di aver dato il giusto peso ai soliti copia-incolla che la procura di Pistoia definisce, assai impropriamente e di continuo, “conclusione delle indagini” e/o “rinvio a giudizio”.

Non luogo a procedere, senza nemmeno l’audizione dei testi previsti, tra i quali spiccava anche Edoardo Franceschi, Ceo della Cis spa, società proprietaria dell’impianto di incenerimento di via Tobagi. E neppure il Pm onorario chiamato a sostenere la pubblica accusa, come al solito fanno i molto impegnati tutori della legge del Terzo Piano della procura.


Alessandro Romiti
Alessandro Romiti

La formula del “non luogo a procedere” ha reso piena giustizia a Romiti, trascinato in giudizio, ancora una volta, da una delle “querele-bavaglio” – che tanto piacciono a Pm e sostituti di Pistoia. Un bavaglio, questa trappola favorita da Boccia, che non lo ha affatto intimidito. Una vera “porcata” in tandem scaturita dall’azione combinata della Ladurner di Bolzano (fino al 2024 impegnata a gestire l’inceneritore con 34 dipendenti tenuti in “ostaggio”) e le solite toghe impegnate di Coletta, il Pm che non intercettava la sorella di un suo caro amico e superiore gerarchico fiorentino; un figlio d’arte (ma in quel caso inerte…) a cui le “amicizie” (da lui definite «prossimità sociali») non fanno neppure un proverbiale baffo.

Romiti, difeso dall’avvocato Pamela Bonaiuti, aveva già avvisato l’avvocato di Jovanotti (= Davide Goetz del foro di Milano) di avere tutte le carte in regola per dimostrare che l’articolo ritenuto diffamatorio, era fondato su solide prove documentali: perciò dimostrato per tabulas, come dicono in aula.

Romiti aveva dato anche avviso alla Ladurner di non procedere con delle querele-bavaglio, ma di attivare, se mai, la prerogativa della rettifica, che, se richiesta, entro 48 ore viene a ripristinare le informazioni ritenute imprecise – ammesso che lo siano.

Nel caso di specie, tuttavia, la notizia – arricchita da una critica giornalistica del Romiti – era tutta vera. All’impianto di incenerimento dei rifiuti di Montale, i sindaci della Piana Pistoiese, d’intesa con il direttore Franceschi e il gestore Ladurner “tenevano in ostaggio i dipendenti”, come spiegò Rossano Ercolini al Consiglio Comunale aperto dedicato a quel tema. Dunque le amministrazioni venivano, di fatto, ricattate con lo spauracchio di un licenziamento in massa delle maestranze dell’inceneritore.

Ai cronisti di Linea Libera non mettono ancora le bombe sotto le auto come hanno fatto con Ranucci, ma la azioni persecutorie continuano.

E la cosa peggiore, e che dà più pensiero, è che queste azioni intimidatorie, ricattatorie, indizio chiaro di violenza privata, provengono non dal mondo della malavita, ma da quello del settore che si definisce «giustizia».


Indagano accettando le lamentele degli amici e dei conoscenti. Di più non fanno...
Indagano accettando le lamentele degli amici e dei conoscenti. Di più non fanno...

Da una procura che conclude, di fatto le indagini, senza svolgerle; limitandosi a definire falsamente “indagini” e ad amplificare le affermazioni dei potenti e degli amici, se utili a tappare la bocca ai cronisti che mettono in evidenza le rogne malsane che si nascondono al di sotto della pelle di una provincia, Pistoia, la quale si presenta al mondo come un angioletto mite, dolce, sorridente e bello assai più della faccia serafica di Giorgia Meloni negli affreschi restaurati delle chiese di Roma.

E non li fermi, i Pm e i sostituti di Pistoia. In nessuna maniera.

Perché hanno alle spalle tutte le protettive correnti politicizzate e cupolizzate della Anm e del Csm. Alle quali le toghe della pubblica accusa della Santa Inquisizione pistoiese affidano “a capocchia” i loro errori, quando vengono segnalate alla iper-comprensiva e iper-protettiva procura della repubblica di Genova, disponibile solo per archiviare, a prescindere, ogni doglianza contro i loro colleghi.

Il tutto in maniera tale, alla fine, da non dover subire i danni che meriterebbero senza alcuna pietà, se si pensa che, ex art. 54 di quella Costituzione che loro ignorano, Pm e sostituti hanno più doveri dei cittadini che perseguitano. Obblighi disattesi di «disciplina ed onore» che, con solare evidenza, tali campioni non conoscono affatto.

Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

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007, CHE BELLO ESSERE

DEI PM O DEI SOSTITUTI

 

Mi tornano in mente i film di Sean Connery, l’agente 007 con la licenza di uccidere.

Lo stesso vale, purtroppo, anche per Pm e loro sostituti, che con le loro attuali “orde del NO” contro la riforma Nordio – bande messe in piedi da una ANM illecita e pericolosa – intendono, in ogni modo, restar “padroni del baccellaio”, come si dice a Pistoia.

Una graziosa domanda, a questo punto, è d’obbligo per il sostituto Giuseppe Grieco – e sopra di lui a Coletta.


Se Grieco, su istanza di un protetto della procura come Romolo non-dottor Perrozzi, rinvia a giudizio una persona che non ha voluto accettare (si dice, ma non è provato) una notifica giudiziaria; e lo fa ex art. 495 cp: cosa dovrebbe fare, per coerenza, don Giuseppe, quando – come in questo caso – scopre, in piena evidenza, che un suo caro collega (nella fattispecie Luigi Boccia) ha dichiarato, evidentemente in maniera falsa, fuorviante e ingannevole per Gip/Gup, di avere svolto indagini che non ha assolutamente svolto?

Lo farà, Grieco? O, per collaborazionismo con il collega, preferirà girare gli occhi dall’altra parte, spregiando l’art. 54 della Costituzione, proprio lui che – a proprio insindacabile giudizio – ha salvato, per ben due volte consecutive, due anziani imbecilli e stronzi che hanno attentato alla mia persona con ben due eclatanti violenze private?

Grieco e Curreli (ma in séguito anche Paolo Fontana, il malleabile marshmallow …) hanno fatto il diavolo a quattro per insegnarci come si fa il giornalismo serio: ma forse dovrebbero concentrarsi su se stessi e i loro colleghi.

Noi di Linea Libera, quando scriviamo qualcosa, ne abbiamo prove documentali in mano, sempre. A loro, teorici accademici pieni di sé, quando terminano le non-indagini e rinviano a giudizio dei “criminali” come noi, in mano restano solo le chiacchiere dei potenti e degli amici.

Un pugno di mosche di quelle di cui parla Alda Merini…

e.b.

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1 commento


Ospite
8 ore fa

Purtroppo l'uso strumentale della giustizia è una costante che vede gli artefici sempre impuniti e questo non gioca al prestigio delle istituzioni coinvolte!

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