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DOMENICO CALIENDO, LA PIÙ GRANDE STORIA DI MALASANITÀ ITALIANA

  • Immagine del redattore: liberastampa
    liberastampa
  • 16 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

«Da essere umano mi chiedo: ma una madre che ha perso un figlio in questo modo disumano, può davvero pensare ad arricchirsi su questa tragedia?»



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di ALESSANDRA TUCI _______________________

 

La più grande storia di malasanità italiana ha un nome: Domenico Caliendo. Un angioletto di due anni e mezzo di puro amore e gioia di vivere. La vita di un bambino strappata per negligenza, superficialità e cialtroneria da medici figli di una casta fatta di soldi e di privilegi. Un bambino con un cuore malato entra in un ospedale per ricevere un cuore nuovo. Il 23 dicembre. Come un regalo sotto l'albero di Natale, quel cuore sano avrebbe dovuto rappresentare una nuova vita. Una vita fatta di sogni, di gioie, di amore.


Invece arriva un cuore danneggiato. “Bruciato” si legge sui giornali, un mese e mezzo dopo quel maledetto giorno, conservato male durante il trasporto.


Ma chi ha messo il ghiaccio secco in quel contenitore aveva una laurea in medicina? Chi non ha mai controllato la temperatura di quel cuoricino (sceso a -80 gradi invece che a -4 come avrebbe dovuto essere) è un venditore di aspirapolvere o un professionista formato?


Chi ha espiantato il cuore malato di Domenico (da quello che è emerso fino ad oggi) 12 minuti prima che arrivasse il nuovo cuore può definirsi un cardiochirurgo?


Chi poi ha attaccato il bambino in coma all’Ecmo perché il nuovo cuoricino non partiva perché non ha informato subito i genitori di quanto era accaduto?


Errare è umano, ma cercare di coprire errori devastanti e disumani, è reato. Penale e morale.

C’è qualcosa poi che non mi fa dormire la notte.


Molto più del fatto che la cialtroneria ha ucciso un bambino che avrebbe sicuramente potuto salvarsi. Un bambino che avrebbe potuto essere il figlio di chiunque di noi.


Chi accusa la madre di volersi arricchire comparendo in televisione e dando vita, appunto, alla fondazione che porta il nome di suo figlio. Queste accuse mi fanno male, fanno male all’anima.


Da essere umano mi chiedo: ma una madre che ha perso un figlio in questo modo disumano, può davvero pensare ad arricchirsi su questa tragedia?


Dov'è finita la nostra umanità, l’empatia, i nostri “Andrà tutto bene” e “Restiamo umani” urlati ai quattro venti nel periodo buio del Covid, scritti con i pennarelli sugli striscioni ai balconi, dal quale siamo usciti peggiori forse delle bestie?


Ah, ma l’empatia c’è per chi ce l'ha solo per Guido Oppido. Il primario cardiochirurgo che aveva troppa fretta di festeggiare il Natale e che ha espiantato il cuore del piccolo Domenico quando il nuovo cuore non era ancora arrivato in sala operatoria.


“Ah, ma si è mai sentito dire che un medico vuole uccidere un paziente?” Si legge in alcuni commenti su quegli stupidi social che danno il diritto di parola a cani e porci.



Il nostro ordinamento prevede (ahimè) la presunzione di innocenza, per carità, ma se un medico non fa il proprio dovere e sa che agendo in un determinato modo il suo piccolo paziente sarà condannato a morte certa, è ovvio che si parla di omicidio. Omicidio colposo infatti. Con l'aggravante di aver tenuto nascosto quanto accaduto e di aver probabilmente anche falsificato la cartella clinica pur di salvarsi la pelle.


Anche di fronte alla morte di un bambino per colpa di errori medici eclatanti, io questa morte la chiamo con un solo nome “malasanità”. La più grande storia di malasanità della nostra povera Italia. Almeno per una volta, mi sarei augurata che tutti noi fossimo dalla stessa parte. Al di là delle nostre vite, al di là dei nostri lavori, delle nostre idee, al di là delle nostre convinzioni e delle nostre piccole lotte quotidiane.


Restiamo umani, almeno per una volta, facciamolo per amore di Domenico e dei nostri figli come lui. Chiediamo giustizia. Riempiamo le piazze, forse una volta tanto per un motivo valido, gridiamo giustizia.


Facciamo dimettere questi ciarlatani che fanno i medici solo per gonfiare il portafoglio. Quelli che hanno lasciato morire nel silenzio un bambino di due anni mentre festeggiavano il Natale alle Maldive.


Rimaniamo tutti dalla stessa parte, almeno per una volta, facciamolo per i nostri figli.

Alessandra Tuci [redazione@linealibera.info]

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