piRandellata. MA QUANTI PRIVILEGI, MADAMO CURRÈ, PROTETTO E MORALISTA!
- liberastampa

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Mercoledì 22 aprile, nel mio viaggio a Genova per parlare del sostituto più bugiardo e mentitore che c’è, mi hanno raccontato, per sommi capi, le “cagate pazzesche” che fra lui in prima persona e il suo segretario, Sergio Garofalo, in seconda, spararono alla Coop di Maresca per convincere chi era già “cotto di sinistra”, a dare una mano alla deviata magistratura italiana: quella della disuguaglianza sociale, civile e morale che passa sopra a tutto e tutti in nome della dittatura delle procure…
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ALLA COPPE DI MARESCA
TE LA SFORNO CHIARA & FRESCA
PER DI PIÙ TE LA DO A BERE
DRITTAMENTE COL CLISTÈRE
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Una volta circolava a Pistoja una famosa leggenda metropolitana che veniva riferita al mio maestro di lingue classiche, il professor Raffaello Melani.
Si diceva che, finito il fascismo, un giorno in cui, in bicicletta, questo distintissimo e coltissimo gran signore transitava dinanzi a un gruppo di operai bolscevizzati della ex-nerissima tana di Vanni Fucci, uno dei democratici gli si rivolse con una frase vile del tipo: «Che differenza c’è fra me e te». La democrazia, come si vede, avanzava a grandi passi.
E quel meraviglioso conoscitore delle radici culturali del nostro occidente e di varie lingue moderne parlate, senza scomporsi, si diceva che fosse sceso dal sellino, si fosse fermato e avesse risposto con una cortesia non certo farisaico-plasmata: «Nessuna differenza. Solo che io posso darti di bischero in cinque lingue e tu no».

In verità non credo che questo aneddoto sia vero. Ma me lo sono sentito ripetere per cinque anni al Forteguerri; quella scuola che – come l’isola di Peter Pan – oggi non c’è più.
Quando ad Atene i figli di Pisistrato furono fatti fuori, la ragione della democrazia che avanzava fu spiegata come la voglia popolare di libertà. In realtà, qualche commentatore, fu più chiaro nel sostenere che la rivoluzione democratico-liberale nasceva solo dalla voglia di mettere le mani sulle miniere d’argento del Laurion, di proprietà di Pisistrato. Ad esse Pisistrato aveva attinto per pagare – di tasca sua – i disoccupati di Atene, impiegandoli in lavori socialmente utili: strade, fogne, ponti e altro di quella che sarebbe diventata il faro della civiltà libertaria. Anche qui con lucidate menzogne che niente avevano a che fare con la democrazia.
I democratici del colpo di stato attuato da Armodio e Aristogìtone, come primo atto della presa di potere, confiscarono i quattrini che, immediatamente, non finirono più in tasca ai disoccupati nullatenenti proletari, ma nella borsa (quali appannaggio) dei politici che “si sacrificavano” per il famoso e falso «bene comune» (di sé, evidentemente).
Anche in Italia, recentissimamente, abbiamo avuto un colpo di stato. Quello dei magistrati difensori della Costituzione (di sé stessi) per evitare il rischio di dover rendere ragione delle proprie azioni scellerate di sprezzo e scherno nei diritti umani del popolo lavoratore.
Ora parliamoci chiaro: come può un potere dello stato come la magistratura, così discusso e così ricco di variegati costanti, devastanti, continui sputtanamenti dinanzi all’opinione pubblica, ricevere dalla pubblica opinione una sorta di ovazione come quella che Gratteri, il minacciatore dei giornalisti liberi, è riuscito a ottenere sguinzagliando i suoi fedeli in ogni direzione e chiamando al voto in massa anche nelle terre del Sud?
Ragioniamo sul filo della logica aritmetica – quella che Curreli, ad esempio, non sa cos’è. Se i giudici e i magistrati stanno (è un dato di fatto, non una offesa) sui coglioni al 90% del popolo, chi possono essere loro sostenitori così convinti se non le fasce che ne possono ottenere favori e regalìe? E quali sono queste fasce, porca paletta?

Sono tutti gli assatanati sinistresi assetati di invidia e turbati da voglia di pareggiarsi al potere («Che differenza c’è fra me e te?» ve lo ricordate) usando la macelleria giudiziaria stile Mani Pulite tanto cara ai giustizialisti dall’animo lavato con Perlana; i migranti protetti sempre e comunque dalle toghe rosse come i pomodori che loro stessi raccolgono (talvolta: non sempre; perché spesso spacciano, rubano, violentano e imperversano); i non-cristiani e gli anti-cristiani a cui tanti cristianissimi scout consentono di tener lezioni di Corano in classe mentre lo impediscono alla curia (sempre rossa) del cardinale Zuppi, spostata più a sinistra della sinistra stessa.
Terra Aperta, disse Curreli. E favorì il clandestinismo a Pistoja. Scusatemi se cito sempre questo genio che parla l’italiano in prosodìa sarda, ma ignora il senso delle parole in linguistica propriamente italica.
Questo chiacchierone onnipresente che predica bene, ma razzola il più male possibile. Questo redentor-di-prostitute che è tenuto a seguire obbedientemente – «con disciplina ed onore» – le norme e le leggi della Repubblica, ma che fa come minchia vuole: lui e la sua augusta signora con cui vive beato e indisturbato sotto il tetto dello stesso tribunale, nuovo Marchese Onofrio del Grillo che «io so’ io e voi non siete un cazzo».
Alla Coppe di Maresca, donne belle e acqua fresca, dove Madamo Currè ha parlato ai suoi compagni-compari (ha fatto il giro delle Case del Popolo) che non avevano affatto bisogno di essere convinti a fare la parte del famosissimo drappello Primo Greganti, ha svolto alla perfezione il suo mestiere: il falsario.

Curreli perde il pelo, ma non il vizio fin da quando giustiziò Padre Fedele Bisceglia alla sua arroganza e voglia di mettersi in luce in veste di primadonna.
Al tribunale di Pistoja, ormai, è tutto fin troppo chiaro. Da quando il teatro-NO ha vinto, i dipendenti non respirano; i magistrati che hanno osato prendere posizione per il SÌ, sono come il famoso «Carne Morta», campione di jella, in Hot Shots (1991); e tutti i penalisti – tranne quei tre o quattro rivestiti di scivolose bave anguillesche, che hanno rapporti segreti e privilegiati da Coletta in giù – devono strisciare lungo i muri con le mutande di latta antincùlo. Ecco il clima da Caienna.
E quest’altro, il solito, l’istesso, lo mismo, Il fondatore e primo capo della scuola stoica di San Domenico e del karaoke al Tempio con la Caritas, il neo-Zenone di Cizio, lo stoico che imperversa fra gli scout e gli insegna la cittadinanza attiva?
Lui, Madamo Currè, pur fuori regola e fuori legge sotto vari e differenti profili giuridico-morali-istituzionali; lui che non ha patente di guida in quanto elemento contra legem per le sue molteplici attività che collidono con norme deontologiche ma anche penali, imperversa come Orïon dal cielo d’inverno mentre scarica a terra e neve e pioggia e gelo.
Non sa leggere, non sa scrivere, non sa far di conto, né indagini ma solo copia-incolla. E sa magnificamente perseguitare. In questo, è assolutamente ben protetto dai suoi pericolosissimi colleghi di Roma e di Genova e, all’epoca di Padre Fedele, di Salerno che lo salvarono in spregio della giustizia.

Mala tempora currunt, mi disse il dottor Ugo Landini Lascialfare, dermatologo della mutua, una mattina di primavera del 1968. A volte i profeti parlano senza sapere quello che dicono, ma ci picchiano uguale.
Che ne sapeva, infatti, all’epoca, il Landini che, il 22 maggio del 1968, Claudius di Cagliari sarebbe venuto alla luce, e che, molti anni dopo (il 1° settembre del 2010), sarebbe piovuto a Pistoja da Castrolibero di Cosenza, dopo il disgustoso affaire-Padre Fedele, come flagello di Dio per punire non i pistojesi delinquenti, ma quelli che, come noi di Linea Libera, lottano per affermare legge, legalità, correttezza, trasparenza. Tutte perle che, a Pistoja, sono state da sempre gettate direttamente ai majali?
Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
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Comunque vada, la giustizia a Pistoja fa pena. Sia quella penale che quella civile. In penale, in sette anni di guai, ne abbiamo viste di tutti i colori, sviscerate da Pm e sostituti che s’inventano perfino reati di sana pianta, come lo stalking giornalistico. E che – nonostante l’impegno di cittadinanza attiva, il cattolicesimo esibito, l’accoglientismo sfrenato della Terra Aperta – adottano, nel loro lavoro, criteri e parametri assolutamente simili a quelli di stampo mafioso, favorendo personaggi indegni per possibili rapporti di «prossimità sociale». E tutti si prostrano piegandosi a un vero e proprio disonore di Stato
Слава Клаудио Куррели и его последователям!




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