piRandellata. LA LIBERTÀ È IN MANO A MAGISTRATI, TIRANNICI PADRONI SPUDORATI
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Antonio Scurati, l’antifa per eccellenza, su la Repubblica, ci fa l’elogio di Pertini: ma si vede che è un fariseo riciclato all’uso della retorica. O altrimenti più che applaudire questa terra desolata di Mattarella, ricorderebbe che oggi i veri resistenti sono quella sparuta minoranza di perseguitati dalle toghe rosse dopo che si sono appropriate del potere e che hanno convinto i “citrulli obbedienti della sinistra” a votare NO per i loro esclusivi sconci privilegi
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DISCIPLINA NON SÀN, NON SANNO ONORE
MA SON PRONTI AD ABUSI A TUTTE L’ORE
Gramsci e Pertini – ve l’ho scritto qualche giorno fa – finivano in galera o al confino per testimoniare la loro genuina sete di libertà.

Oggi in galera ci finiamo noi, giornalisti di Linea Libera, sequestrata per ben tre volte come stampa clandestina, da magistrati davvero clandestini: gente dall’anima più nera delle toghe che indegnamente indossano; stracci solo volti al male e all’oppressione delle libertà che devono essere tenute in vita perché impediscono ai falsi servi dello stato come loro, di salvare chi vogliono per scelta personale o per affiliazione di «prossimità sociale» nel sopruso.
A inizio marzo 2026, questi geni dell’ampolla, con il cuor fatto a cipolla – ve li ripeto in fila: Tommaso Coletta, Claudio Curreli, Giuseppe Grieco, Patrizia Martucci, Luca Gaspari, Chiara Contesini, Linda Gambassi, Luisa Serranti (a Firenze, mi dicono, sono tutti disperati per la sua ignoranza in materia fiscale pur provenendo dall’Agenzia delle Entrate), Paolo Fontana, Alessandro Buzzegoli, Alessandro Azzaroli, con l’aiuto, anche, di Giuseppe De Marzo, e salvo se altri – questi geni dell’ampolla hanno perpetrato il terzo delitto della soppressione della libertà di critica, cronaca, commento, satira e altro; che, come sanno bene anche i somari di razza amiatina, sono beni costituzionalmente tutelati.
Forse è offensivo pensare che, tutti insieme, siano animali quadrizoccoluti e incapaci di loghismòs (ragionamento). Offensivo, ma non per loro: per la nobilissima razza asinina.
Questi geni (del male) e cervelli (in tempesta) cosa hanno pensato, infine, per togliere di mezzo l’impegno di cittadinanza attiva esercitato a buon diritto da Linea Libera e dai suoi redattori? Hanno escogitato – contrariamente a quelle che sono le norme di legge: perché questa è la vera verità – che per soffocare e reprimere la critica, di cui alla tutela dell’art. 21 della Costituzione, bastava assassinare i ribelli.
E Claudio Curreli, magistrato sostanzialmente falso, falsante e falsatore anche in aula; con alle spalle raccapriccianti episodi di depistaggio e colpa grave, se non addirittura di dolo nel caso Padre Fedele Bisceglia, si è scatenato, mettendo a ferro e fuoco Linea Libera dopo essersi spacciato – lui, di una evidentemente scarsa preparazione in lingua italiana – per un linguista dell’Accademia della Crusca.
Ne basti un’altra, per ciliegina sulla torta, a indicare la specchiata moralità di questo scout cresci-Lupetti dell’Agesci, timorato di Dio perché sa bene che Jaweh non esiste.

Turbato dal suo egotismo farcito di delirio di onnipotenza, con l’aiuto di Giuseppe Grieco, ha sacrificato un’innocente (la Vpo avvocata Francesca Innamorati), attribuendole, come certa e provata, la colpa di aver permesso a me di sbirciare sul suo cellulare Samsung e sulla chat SDA che Claudius tiene e su cui sputtana i suoi indagati considerati automaticamente condannati ancor prima di essere visti e presi. Perché questo è Curreli e fa Curreli.
Cari procura di Pistoia, tribunale, Anm, Csm; cari giudici della procura di Genova che – come quelli un tempo di Salerno – scriminate, sempre e comunque, questo magistrato di dubbia integrità civile e morale: svegliatevi perché è stomachevole vederlo asserire, con la sicurezza da Hitlerjugend, che l’avvocata Innamorati è colpevole.
La Vpo Innamorati – caro dottor Grieco, che la sottopone a tortura nell’interrogatorio che le fa –, è del tutto innocente e vittima di un sistema-Pistoia che fa vergogna alla vergona giudiziaria cucita su misura addosso alle persone.
Per tutti i magistrati che ho citato sopra, e per i tre pivelli freschi di nomina, visti, presi e gettati in pasto al rancor (Caterina Barberio, Marco Granocchia e Luca Amedeo Savoia) al fine di saziare la falsità di Curreli & C. sotto forma di tribunale (a mio avviso intimidito) del Riesame, la giustizia è lontana da questo pianeta milioni di anni luce.
Questa gente (a partire da Curreli), i colpevoli li crea a tavolino. E solo dopo, strada facendo, trova le scappatoie più o meno squallide – il più delle volte marcescenti – per appiccicare colpe a chi non ne ha.
È, la loro, la giustizia corrotta del depistaggio, dell’abuso di potere, della violenza privata, della minaccia, dei colpi laterali mafiosi persino contro i familiari delle loro vittime. Insomma, un machiavellismo guercio, sporco, lercio, fecale nella certezza che, sorreggendosi in capillari catene di Sant’Antonio, alla fine nessuno di loro paga mai per la sporcizia di cui lorda le aule nelle quali ricopre di sterco la vergognosa menzogna scritta «Le legge è uguale per tutti».

Che fareste, lettori ed elettori del NO a favore di gente di tale risma, se, ricoverati in ospedale per un cancro alla prostata, il capo chirurgo, invece di salvarvi e curarvi, vi mandasse direttamente al forno crematorio senza guardare troppo per il sottile? Sareste felici, vero? Non è per questo che avete testimoniato il vostro appoggio a magistrati come Curreli e mille altri, votando generosamente NO per il rinnovato fascismo rosso?
Ebbene: lo sapete cosa ha fatto questo santo subito (d’ora in poi indicato come SS) per liberarsi di Linea Libera? Non si è limitato a oscurare il sito secondo il decreto dell’ubbidiente succubo Buzzegoli (e già questa sarebbe stata una misura spropositata, perché colpiva non me e le mie ipotetiche colpe, ma il lavoro di tutti gli altri collaboratori di Linea Libera: di cui tre giornalisti pubblicisti); non si è limitato all’oscuramento del sito, ma si è appropriato del patrimonio materiale e immateriale (diritti d’autore) di altri membri della cooperativa che stampa il giornale.

Si è appropriato dell’archivio come fosse cosa propria, ignorando – secondo l’ignoranza tipica di tanti geni del sistema giudiziario – sia le leggi nazionali che le norme sovranazionali, concordi nel riconoscere che la giustizia (in questo caso i giudici… terzi e imparziali) non può entrare con l’aratro nel campo di proprietà private, arare e seminare il sale sopra le zolle. È reato, anche se Curreli e i suoi compari non lo sanno.
Questo, in una democrazia, si chiama uso strumentale e delinquenziale del diritto a fini non ammissibili e dannosi. Nessun giudice è Dio.
Spero che questo 25 Aprile, fariseo e retorico, di cui probabilmente Ser SS si approprierà in nome dell’antifascismo e dei suoi macroscopici ignobili abusi, sia di mònito a tutti per far riflettere sul fatto che la mafia è nelle istituzioni, non abita per strada a Scampia, da Sviano o altrove.
Non per nulla un tizio parlò, una volta, di falsi profeti, che si travestono da agnelli, ma che hanno denti aguzzi di lupo…!
Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
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Io giornalista sono. Ma loro non sono magistrati terzi, imparziali e indipendenti.
Chi di noi è più clandestino e portoghese...?
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