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piRandellate. LE TUE PAROLE, CLAUDIO, NON SON POCHE: MA FINISCONO TUTTE IN KARAOKE

  • Immagine del redattore: liberastampa
    liberastampa
  • 10 apr
  • Tempo di lettura: 5 min

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«Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami…»

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Anche Padre Fedele Bisceglia, martirizzato impunemente da Curreli, gli aveva rivolto la preghiera di pentirsi dinanzi al suo Dio... Ma Curreli è cieco, sordo e muto
Anche Padre Fedele Bisceglia, martirizzato impunemente da Curreli, gli aveva rivolto la preghiera di pentirsi dinanzi al suo Dio... Ma Curreli è cieco, sordo e muto

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HAI MAI PENSATO DI PARLARE MENO

MA FARE DI GIUSTIZIA UN VERO PIENO?

 

È la terza volta che Claudio Curreli, il sostituto della rovina di Padre Fedele Bisceglia (ma però, anche se non si dice, un buon cristiano educatore dei Lupetti dell’Agesci ai valori della cittadinanza attiva), mi chiude (e ci chiude), a noi di Linea Libera, l’unico vero giornale degno di ascolto dell’area metropolitana fiorentina.


I primi a non volere la trasparenza sono proprio loro: quei difensori della Costituzione che hanno chiesto di votare NO per tenere al caldo e al sicuro il lato B da eventuali responsabilità che peserebbero troppo sulle loro preziose vite; e che loro – come dicono quando sentenziano – «rigettano». Le responsabilità, dico.



Anche noi, comuni cittadini che non abbiamo il loro devastante potere, ma senza dubbio più voce e miglior penna di loro (non di rado a livello di quasi-analfabetismo) «rigettiamo» spesso, quando leggiamo certi loro prodotti al copia-incolla: nei quali brillano esempi magistrali di illogicità manifesta e di buaggine ideologica da far – usate il Treccani on line – rècere più del sindaco Benesperi di Agliana, il noto falso epigastralgico, ossessionato da diarrea, mitomane e calunniatore (ma protetto dalla procura pistòjka).


Curreli per la terza volta ci ha fatto chiudere Linea Libera. Aiutato da Tommaso Coletta e scegliendosi – anche in Cassazione – quel relatore che a loro faceva comodo: il dottor Giuseppe De Marzo, notissimo giudice del lavoro che, a Pistoja, c’era stato un bel po’; e che, come “padrone del baccellajo”, per motivi di pudore, che non ha mostrato di avere, ha fatto da leva a una procura indegnamente orientata verso la promozione degli amici e la persecuzione dei nemici. Fatti, non parole.


Ma Linea Libera è come la Fenice. Essa, per tradizione, muore e poi rinasce. Perché Linea Libera, come Pulcinella, è l’anima di quel popolo che paga gli stipendi anche al Curreli, dal quale riceve (e a chi ha votato NO favorendolo, gli sta bene) calci nei denti e risate sul muso.

Caro servitore più di Mammona che del Dio dei catto-dem che dice di adorare durante le messe sabatino-serali da don Alessandro a San Domenico…


Io vorrei che che lei fosse onesto, casto, puro, giusto, equo, sereno, comprensivo, amorevole, studioso, pacifista, accogliente e, soprattutto, ispiratamente cristiano. Ma vorrei che lei lo fosse per davvero, non solo a parole, da paroliere qual è, vista la sua passione per il karaoke!


Perché vede, Claudio iper-protetto (o meglio: favoreggiato) dai tuoi pasdaran di Roma: per dimostrare che lei è quello che dice di essere, con tutte le sue sbandierate arcobaleno per la pace, dovrebbe fare abiura e autodafé rinunciando a Satana, come promise, per lei, il suo padrino quando venne battezzato per poter entrare nella schiera del popolo di Dio, oggi da lei tradito con in-disciplina e dis-onore. E invece…


E invece lei, per diritto di personale arbitrio, chiude Linea Libera, liberissimo esempio di cittadinanza attiva; testata perfettamente legale e bla bla bla: ma se ne guarda bene di perseguire con invasiva, accurata neurochirurgia – come lei fa con noi da quasi sette anni – nei confronti di tutte le stampe clandestine della sua propaganda elettorale del NO; e ora anche delle elezioni amministrative comunali di Pistoia.



Ora lei, non-terzo, non-imparziale, non-indipendente, ma schierato a favore di chi le sta simpatico, chiude il naso, gli occhi, la bocca e tira dritto.


Noi tireremo diritto, faremo quel che il Duce ha detto e scritto: serenamente rimarremo paria, figli di questa Italia proletaria, serena e forte contro tutte le viltà! La rammenta questa canzoncina?



Lei pensa di essere un Salomone, ma fa venire in mente la grafia del nome nel Decamerone e nella novellistica medievale, ove si parla di (non si incazzi: deve sopportare pazientemente le persone moleste; sesta opera di misericordia dei suoi amici cristiani…) Salamone.


Chieda, perciò, perdonoa Dio, recitando l’atto di dolore. Al suo Dio, quello che lei dice di amare, ma in cui non crede. Mi spiace dovertelo riaffermare, ma lo faccio volentieri in nome della cittadinanza attiva, sottolineando che a lei viene più a mano portare i maccheroni in tavola ai soci della Caritas nelle sale del Tempio, che voler ignorare, come niente fosse, che


1.      il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi è un falso, un calunniatore e un persecutore par suo, che ha adulterato tutta l’area di Lecceto, stravolgendo leggi e regolamenti anche grazie ai favori con cui è stato trattato dal Comune di Quarrata

2.      il mai-comandante dei vigili di Agliana, geom. dottor Andrea Alessandro Nesti, è un usurpatore di posto pubblico mai vinto per concorso; posto okkupato con un’infamia di spessore glaciale da depositi dell’Antartide, ma – in quanto ex-Vpo – caro a lei e ai suoi colleghi di procura

3.      sua moglie (del Nesti) è una hater di professione; anch’ella mentitrice seriale e, perciò stesso, calunniatrice. Eppure curata, accudita e difesa, lancia in resta, sia da lei che dal suo collega Luigi Boccia

4.      gli altri suoi “amici” tutti in fila (dal notaio Mario Muscariello, ai sindaci della Piana, e ai neofascisti che lei non spregia a condizione che mi sparino addosso), sono utili alla sua falsazione della realtà. Una falsazione a lei cara sin dai tempi di Padre Fedele Bisceglia.



Putin adopera droni. Voi della procura pistojese anche i la-droni, se vi tornano a mano contro chi, come me, non ha paura di ricordavi quanto siete falsi, farisei, mentitori, e – volendo dirla tutta – favoreggiatori di gente vostra «prossima sociale» tipo la dottoressa Lucia Turco per Tommaso Coletta.

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Io , però, ti lascio, o altisonante procura di Pistoja – cosa che tu non fai mai –, il diritto di difesa.


Così, se sei in grado di dimostrare il contrario di ciò che ho scritto, fàllo sùbito – come si leggeva nel Voltaire di Montecatini, temporibus illis

 

Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

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«Credere, obbedire, combattere» è stato il principale motto propagandistico fascista durante il regime.

Sintetizzava l’imperativo categorico di cieca fede, obbedienza assoluta al Duce (oggi la magistratura politicizzata che conosciamo) e partecipazione alle imprese belliche (oggi attentati alla libertà di pensiero e di azione).

Questo slogan, simbolo di totalitarismo, mirava a creare un “nuovo italiano” e fu utilizzato per educare le giovani generazioni e la società italiana dal 1919 fino al 1945.

Oggi ci viene riproposto, sotto mentite spoglie di ingannevoli storie ad uso del popolo-bue, dai difensori della Costituzione come i neo-Federali della Anm, di cui Curreli si pregia essere una sorta di Magnifico Rettore…

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