piRandellate. TERZI, IMPARZIALI E INDIPENDENTI UN CORNO: O LI OSSEQUI O TI LEVANO DI TORNO
- liberastampa

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Tra il dire e il fare di mezzo c’è il potere. E il potere che potere è se è un potere democratico che deve ascoltare rispettosamente il popolo? È come una Colomba di Pasqua avanzata, che ogni giorno disperde il suo profumo e le sue qualità nutritive. I magistrati ribelli bianco-rossi e profondo-rosso hanno capito che qui “o si comanda o si muore”…
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LODO GIOLITTI: «TUTTI IN RIGA O SIETE FRITTI»
LODO CURRELI: «A CHI PARLA GLI FO I PELI»
Ai pistojesi che non capiscono una mazza – parlo della classe medio-borghese, quasi tutta consumata dalle genuflessioni in banca e a Dio – e che si accodano di buon grado sia ai neri che ai rossi, basta continuare a far quattrini e portarli a chi ha preso il posto della gloriosa Cassa di Risparmio –, non interessa la qualità della vita, ma il peso della scarsella, quella specie di scroto che, nel medioevo, pendeva alla cintura ed era… sempre scarso di denari.
Perciò meglio essere fedeli e obbedienti a chi comanda e sa mostrare i denti: quind’anche ai perigliosi magistrati che, Dio ne guardi, mai vanno toccati.

Dante Alighieri, nell’Alluvione di Firenze di Riccardo Marasco, chiude il canto con queste parole: «O Fiorentini mi avete esiliato, prendete la merda che Dio v’ha mandato!».
Potrebbe dirsi l’istesso anche ai bravi cittadini che meritano in toto il tribunale che si ritrovano.
Con gente che, come il rinomato poliedrico salvifico mentitore in aula Curreli (coadiuvato da un folto stuolo di mercenari della logica distorta) esige, auspice anche il figlio d’arte Coletta, di tramutare, come Gesù di Nazaret, l’acqua in vino (lui però tramuta meglio il Cannonau in fondàccioli) e moltiplica non i pani e i pesci, ma le menzogne e le indagini farlocche, una dopo l’altra, quando dice di svolgerle, nella certezza di essere comunque impunito.
Da gennaio scorso Curreli ha fatto la strada soda dinanzi al manifestino (clandestino) del Comitato per il No (No alla libertà dalla massoneria giudiziaria), ma non si è mai accorto che si trattava di un manifestino del tutto illegale.
E siccome Claudio non legge e non studia niente di ciò che maneggia, mi pregio, personalmente di persona, di ricordargli in pubblico (io non tremo dinanzi a lui come tutta Roma davanti al malvagio Scarpia della Tosca…) il dettato dell’art. 2 della Legge 47 del 1948.
Il Curreli, insieme ai suoi pasdaran, vive per ricordarmi l’art. 16 di quella stessa legge; e mi fa chiudere Linea Libera, assolutamente in regola con la legalità, dall’abrasivo Alessandro Buzzegoli.
Io, per parte mia, mi diverto a dirgli che l’art. 2 è chiaro più del sole estivo sul suo Gennargentu: «Ogni stampato deve indicare il luogo e l'anno della pubblicazione, nonché il nome e il domicilio dello stampatore e, se esiste, dell'editore» (comma 1: Claudio, leggi).
Il problema è che quel sostituto è cieco, sordo e presuntuoso. Così segue il dettato del Lodo Giolitti: per sé, e i suoi seguaci, non se la applica, la legge. Pretende, invece, di imporla (forzosamente e in maniera violenta) su chi lo richiama al dovere di servire lo stato «con disciplina ed onore» secondo l’art. 54 della Costituzione.
Ai nemici, secondo Giolitti, appunto, lui la legge pretende di applicarla. Ma con ciò si rende, senza rendersene conto, vergognosamente ridicolo.

Un po’ come quei tromboni dell’ultima fila che s’addormentano e non seguono il Maestro. Per cui, all’improvviso, li senti steccare col barrito di un elefante incazzato. Cosa che a lui accade con impressionante frequenza.
Lo ripeto: perché non legge, non lavora con la dovuta diligenza e cura, e non sa che onorare (pericolosamente) una sorta di sfrenato egotismo che lui crede, in ipotesi, che gli derivi dalla grazia di Dio – e dalla volontà di quel popolo-bue che ha votato il suo No.
Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana




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