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piRandellate. VICO E I “PRINCIPI DI UNA SCIENZA NUOVA”. PROCURA E I “PRINCIPI DELLA SCIENZA INFUSA”: PEI QUALI RAGIONAR PROPRIO NON S’USA

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    liberastampa
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Partendo dal filosofo napoletano che aprì la via alla modernità con l’opera che vide la luce nel 1725, eccomi al tu-per-tu del raffronto fra un passato di onesta logica e un presente di “innatismo” di moda fino all’abuso, nella procura e nel tribunale penale di questo borgo che dètte i natali a Vanni Fucci, e che oggi è impregnato di massoneria, favoritismi e viltà

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Vedete cosa dobbiamo aspettarci dai tutori della legalità? Magari questa gente ha anche votato NO, dando più potere che mai a chi il potere lo vuole solo per poterne abusare a piacere. E anche i giovini non promettono meglio...
Vedete cosa dobbiamo aspettarci dai tutori della legalità? Magari questa gente ha anche votato NO, dando più potere che mai a chi il potere lo vuole solo per poterne abusare a piacere. E anche i giovini non promettono meglio...

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E A DECIDERE CHI FÙE?

CHI PERCULA IL POPOL BUE

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L’innatismo è una dottrina filosofica e psicologica che sostiene l’esistenza, nella mente umana, di conoscenze, idee o strutture cognitive presenti fin dalla nascita, indipendenti dall’esperienza sensibile stessa.


Nei sei anni e mezzo in cui – grazie all’opera di Coletta, protettore delle sorelle dei suoi amici come Luca Turco – sono stato preso di mira e massacrato, senza pietà e senza ragione, più o meno da tutti gli inquisitori pistojani, ed anche in evidente conflitto con la verità e con il diritto, di volta in volta addomesticato da gente come l’On. Curreli; in quei sei anni e mezzo di aberrazioni giuridico-mentali ne ho dovute vedere, e subire indegnamente, decine e decine.


Il sostituto f.f.. Giuseppe Grieco
Il sostituto f.f.. Giuseppe Grieco

Stamattina ve ne racconto una che investe direttamente il sostituto Giuseppe Grieco, conterraneo, appunto, di quel Vico filosofo napoletano della Scienza Nuova, ma non certo suo attento e onorato discepolo.


Sto per riparlarvi degli anni d’oro della procura luminescente affidata a un bravo e insindacabile procuratore capo come Renzo Dell’Anno, di professione fungarolo di ceppatelli nelle terre della Dynamo Camp, discepolo del pròvvido commendator Mauro Gualtierotti, dis-artefice della defunta Comunità Montana Pistojese, strozzata da Luigi Boccia.


Dell’Anno, fiorentino di adozione, piovve in Pistoja come giudice civile. Dipòi, fidanzatosi a San Marcello, iniziò a sviluppare una vera e propria autentica passione per la micologia (per chiarire: la scienza dei funghi).


«Prossimità sociali» di carattere micotico...
«Prossimità sociali» di carattere micotico...

Il suo più forte interesse fu, temporibus illis, salire in montagna a scardassare il sottobosco in cerca di porcini, unica e vera passione. Poi, a un certo punto, pensò che era meglio sfilarsi da tutto dal civile e chiese di passare alla procura, che offriva più garanzie di controllo e comando assoluto.


Grazie ad Anm e amici (come Giovanni Salvi, ex procuratore generale di Cassazione), Renzo sanificò Pistoja con il famoso modello del «non si ravvisano reati»: grazie al quale, dopo indagini preliminari o di una denuncia, il pubblico ministero non riscontra elementi sufficienti per configurare un fatto penalmente rilevante. E lo manda, anche arbitrariamente, all’archivio.


Dell’Anno, di questi modelli, ne ha stampati a quintali. Ed è stato il motivo per il quale – unico PM in tutta un’Italia che non ha mai visto sollevare un magistrato dal suo incarico – è stato destituito dal Csm all’unanimità, senza neppure un voto contrario (solo poche astensioni) al provvedimento adottato.



Va bene che Dell’Anno aveva gli occhiali, ma da procuratore capo pistojano, perdìo, più che lusco era cieco e fin quasi a divenirne… losco.


Fu il procuratore, infatti, dei bassi profili sul tema canceroso e cancerogeno dell’inceneritore di Montale (la procura ha sempre protetto la politica sui grandi temi: Asl e puttanate collegate; Breda e amianto collegato; Comunità Montana e porcaj varj). L’impianto pericoloso di via Tobagi fu insabbiato, un pajo di anni fa, dalla sostituta Linda Gambassi, che se lo tenne per sett’anni chiuso ermeticamente nel cassetto fino a farne spirare i termini di prescrizione.


Lo stesso fece, per innatismo di scienza infusa anti-vichiana, il sostituto facente funzione all’epoca del Dell’[d]Anno, Giuseppe Grieco, nei confronti del ladro commendator Mauro Gualtierotti, spolpatore della Comunità Montana, poi massacrata da Luigi Boccia, esperto antimafia, ma fiondato a Pistoja dopo la triste storia di Denise Pipitone.


Ma… Mauro Gualtierotti era indispensabile «prossimità sociale» di Renzo Dell’Anno. E come si sa le «prossimità sociali» – anche nella vita del figlio d’arte Coletta – finiscono per avere il loro peso. E spesso non poco.


Se Dell’Anno e Gualtierotti non erano parenti – come diceva il professor Alfeo Sassaroli di Amici miei  – «per parte di fava», erano comunque imparentati «per parte di cappella di fungo porcino».



Una volta che si scoprì – dato certo, poi verificato e fissato hic et nunc forever – che il Gualtierotti aveva chiesto truffajoli rimborsi-benzina e spese di viaggio non giustificate (viaggi effettuati per la Comunità Montana anche su strade chiuse per nevicate di un metro e mezzo) – il nostro commendator-truffa, sodale di un tal Ilio Giandonati, stessa farina dello stesso sacco, sarebbe dovuto passare sotto le forche caudine sia in materia penale, che per il danno erariale, poi definito e consolidato dalla decisione della Corte dei Conti.


Il fatto è che – e lo voglio espressamente ricordare al trio del Riesame [dottori Caterina Barberio (presidente), Marco Granocchia (giudice) e Luca Amedeo Savoia (giudice relatore)] che sarà impegnato a sostenere le balle dell’On. Claudio Curreli – la procura di Pistoja è non solo il “porto delle nebbie”, come spesso ho scritto, ma anche, per non pochi aspetti, la prova vivente della non-imparzialità, della non-indipendenza, della non-terzietà, a danno dei cittadini.


Contro i quali certi magistrati si scatenano senza motivo, come nel nostro caso di editori di un giornale esentato per legge dagli obblighi che, personaggi squalificati come l’On. Curreli, intenderebbero imporre con abuso di potere e atto persecutorio di violenza privata, con l’aggravante dell’uso strumentale delle norme di legge non compatibili.


A tal proposito Claudio si è perfino inventato, di sana pianta, il reato (inesistente) di stalking giornalistico. Evidentemente non conosce (perché non studia o non vuole studiare) il principio del nulla poena sine lege; e dell’inammissibilità di analogia in sede di diritto penale. Insomma, a Pistoja, siamo messi non male: malissimo.


Curreli non ha ancora capito che lo stalking giornalistico non esiste nel codice penale. E ha convinto anche la Gip Martucci, il giudice Gaspari, Grieco e la Contesini. Perché non studia, non indaga a dovere, non legge e si limita al mero copia-incolla
Curreli non ha ancora capito che lo stalking giornalistico non esiste nel codice penale. E ha convinto anche la Gip Martucci, il giudice Gaspari, Grieco e la Contesini. Perché non studia, non indaga a dovere, non legge e si limita al mero copia-incolla

Per farla breve, il facente funzione concittadino di Giambattista Vico e della di lui Scienza Nuova, il sostituto Giuseppe Grieco, pur avvisato per tempo che i reati certificatamente commessi da parte del commendator Gualtierotti stavano per andare in cavalleria per imminenza di prescrizione, se ne catafotté della segnalazione; e lasciò che il Gualtierotti, mèntore protetto di Dell’Anno, restasse vergine come una novella, famosissima Ifigonia.


Ciò dimostra, senza tema di smentita, che la giurisdizione della procura di Pistoja è cancerosa in radice. Ed è né cangia stile anche nel caso delle storie che si inventano, fra tutti, per stroncare Linea Libera e me, che scrivo e continuerò a scrivere per rivelare ai ciechi del No la verità sul “sistema pistojese giustizia”, vero malato terminale.


Spiace solo vedere che i tre giovini del Riesame di Pistoja si facciano imbambolare, intortare e comprimere, acriticamente, da sostituti che, più che essere degni di svolgere il compito loro affidato, si destreggiano meglio assaj in mestieri più consoni alle loro capacità intellettive e morali: il karaoke al Tempio; la piantumazione di alberini di Falcone al Liceo Forteguerri; lo scoutismo catto-integralista agescico; il cattolicesimo intellò di San Domenico a Pistoja; l’esercizio abusivo di professione di addetto stampa dell’Agesci Scout; l’uso e l’abuso dei propri strumenti informatici ***@giustizia.it per ciò che a Roma si definisce con l’espressione volgare di li cazzi sua.



Stando così le cose, nulla impedisce dal pensare che il trio del Riesame abbia iniziato il proprio cammino professionale “al buio”.


E come dice quel Gesù che tanto caro è all’On. Curreli, «quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».


Auguri di buon’ora legale a tutti. Tribunale del Riesame compreso.


Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

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Loro fanno come vogliono non per proteggere la Costituzione, ma perché non venga protetta e così possano utilizzare il puro arbitrio come strumento deviato di potere e di regno assoluto senza controllo

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ALMENO DITELO CHE NON LO FATE

PER DIFENDERE LA COSTITUZIONE

MA SOLO PER ESSERE IMPUNITI!

1 commento


alessandro romiti
un'ora fa

Complimenti per la esattezza delle vicende, che conosco e condivido per le informative pervenute alla redazione, una brutta pagina per Pistoja. Ma qualcuno avrà un leggero sobbalzo di coscienza? Non credo affatto.... Grazie Direttore AR

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