referendum. SIETE SICURI CHE IL «NO» NON VOGLIA AFFIDARVI ALLE AMOREVOLI CURE DI UN QUALCHE ‘MENGELE’ DELLA GIUSTIZIA ANCOR PIÙ RINVIGORITO?
- liberastampa

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Mi resta difficile innamorarmi “a colpo di fulmine” di chi parla o troppo o troppo poco (come Coletta), e quando lo fa, spara solo delle pseudo-boutades intinte di ipocrisia quanto i babà grondanti di rum. L’attuale Pm pistojese si presentò come «figlio d’arte» e pronto a «lavorare per la gente comune». Poi si è scoperto che proteggeva tranquillamente i suoi amici e… ’ntu culu al popolo
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Mi resta difficile innamorarmi “a colpo di fulmine” di chi parla o troppo o troppo poco (come Coletta), e quando lo fa, spara solo delle pseudo-boutades intinte di ipocrisia quanto i babà grondanti di rum.
L’attuale Pm pistojese si presentò come «figlio d’arte» e pronto a «lavorare per la gente comune». Poi si è scoperto che proteggeva tranquillamente i suoi amici e… ’ntu culu al popolo
Terzo, imparziale e indipendente? Un corno! A questo punto il NO contro la riforma Nordio a cosa gli serve, a Tom Col, se non a salvare il lato B a un sistema di malaffare giudiziario, che vede non pochi dei nostri magistrati navigare in un mare di cacca e corruzione, distesa vaste e imprevedibile come un Oceano Pacifico?

Di oggi la notizia, rimbalzata su Nazione e Tirreno, dedicata proprio a lui, il “figlio d’arte”. La quinta commissione del Csm (= Compari del Sistema Malato) ha già apposto il sigillo del promoveatur ut amoveatur (tradotto in soldoni: «mandiamolo a far danni altrove, perché a Pistoja ne ha già fatti anche troppi»…); un sigillo preventivo, su cui il plenum dei suoi pari correntizi dovrà spargere il crisma della decisione finale di promozione.

Se i magistrati fossero delle tigri, questo avallo del crisma felino corrisponderebbe, in metafora, alla zaffata di urina sul cespuglio da battezzare come territorio tigrino santo e inviolabile.
La magistratura italiana, in immagine, è, poi, come uno scafo di galeone bucato stile-groviera, nei cui buchi sono infilati dei tappi di bottiglia. Solo che almeno uno dei buchi resta sempre aperto, perché si stura ogni volta che il Csm-Capitan Uncino muove un tappo da una fiancata del galeone-coletto, per piantarlo, “a tampone”, in quale altro buco aperto di poppa o di prua.
Come Leopardi si lamentava della sua vita, che non cambiava mai, per la storia di questi benefattori dell’umana progenie, la condizione è la medesima. La magistratura dei Pm e sostituti, è ontologicamente così: né cangia stile. Almeno finché ci saranno Curreli e ColettI, maestri perfetti.
Toccherà ora ai demo/catto-com lucchesi sorbirsi il figlio d’arte Coletta, che disse di voler lavorare per la gente comune, mentre al contrario aveva salvato il popò della Lucia Turco, sorella del suo superiore gerarchico Luca Turco. Tutta gente discesa da “razza padrona”.
Curia romana non amat ovem sine lana, dicevano i clerici vagantes. Al potere non piacciono pecore che non hanno lana da tosare, avvocata latinless Elena Giunti.

Ai nostri augusti magistrati rossi, che intendono anche decidere le sorti dei governi d’Italia “perché loro sono loro e il popolo sovrano non è un cazzo”, della nostra presenza di cittadini interessa solo il fatto che, grazie alla stupidità antifascista indotta e inculcata nei cervelli, i polli della fattoria (come scrive Sandro Mancini in un suo commento) votino NO al referendum per l’abbattimento del numero delle volpi.
Ma c’è da stare poco allegri. Nonostante la spedizione postale a Lucca di Tom Col, per la mia esperienza di giornalista pistojese dal ’67 ad oggi, le nomine dei Pm locali sono sempre state come l’incoronazione degli imperatori romani tiranni: quello che segue è ontologicamente (avverbio di modo che piace a Coletta) peggiore di quello che se ne va. C’è quindi da mettersi le mani nei capelli.
Una cosa è certa, che se non interveniamo preventivamente sui papi, la regola secondo cui morto un papa se ne fa un altro, non può che portare sculo.

Il papa, infatti (e ogni PM è tale, dato che l’acronimo può anche essere letto come Pontefice Massimo), è, di per sé, un coso che tende all’assoluto. La procura pistojese ce lo rammenta ogni giorno direttamente nei fatti e nei misfatti che è capace di generare.
Se è un sollievo vedere Coletta che leva le tende (fugienti hosti, munienda via: al nemico che fugge, ponti d’oro), è, del pari, motivo di profonda tristezza osservare che Coletta non viene tolto dal commettere atti impuri a cui è abituato: ma viene promosso per andare a commetterne altri e di più altrove.

Volete essere, allora, i polli non di Renzo dei Promessi Sposi, ma del maresciallo Mancini, vittima sacrificale di Dell’Anno e di Grieco, a cui, fortunosamente, furono spuntate tutte le frecce malefiche che avevano costruito nella loro fucina del Terzo Piano, simile a quella fumosa e nera di Vulcano-Efesto…?
DULCIS IN FUNDO...
Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
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