piRandellata. NON SI PARLA ITALIANO, MA S’INSEGNA QUAL È IL BENE DEL POPOLO: E CHI REGNA
- liberastampa

- 21 apr
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Se io sono un clandestino e un giornalista abusivo, come sostengono i geni di Pistoja, cos’è un pubblico ministero che fa condannare un frate per stupro a 10 anni, nascondendo un fascicolo che lo avrebbe scriminato sùbito? Un incapace, un deficiente, un dilenquente o un mafioso? O cos’è un pubblico ministero che salva la sorella di un suo superiore gerarchico fiorentino? E questi «cosi qui», accompagnati da diversi altri loro colleghi senza faccia, hanno il diritto, o no, di venirmi a insegnare il rispetto della Costituzione, tutti fidelizzati come sono alla “Vacca Rossa” e ai suoi generosi capezzoloni stillanti non latte, ma sopruso, illegalità e persecuzione?
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QUELLO CHE I NERI UN DÌ FÉNNO AI RIBELLI,
LO FANNO I DEMOCRATICI DELL’OGGI
IN PRIMA FILA IN CHIESA A FARE I BELLI:
GUARDA TU, CLAUDIO, BEN DOVE TI APPOGGI!
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Quando, nel maggio 1928, il Tribunale Speciale Fascista condannò Gramsci a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione, fu celebre la frase del procuratore fascista: «Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». Ed è quello che sta succedendo a noi giornalisti disallineati al potere mafioso di magistrati che disonorano la Costituzione nata dalla resistenza contro la tirannia e il sopruso di farisei di regime.
Fra le cose più stupefacenti della vita c’è la possibilità di ascoltare la maîtresse che dà, alle sue volenterose lavoranti, le dritte della moralità da mostrare ai clienti di casino: l’Italia è un paese di escort.

O ammirare il trasporto amorevole del pedofilo alla vista della sua vittima da «incaramellare». O il ministro di culto che, pur avendo scelto di non aver commercio carnale con donna che sia, lo esercita, quel commercio, indistintamente con tutte le donne che incontra e adocchia.
È la rettilianità umana che contraddistingue i miseri mortali: non figli di Adamo e del peccato della mela, ma – sembra che oggi si possa dire liberamente e confermato dalle ultime scoperte – nemmeno di una protoscimmia. No: di un rettile dallo stranissimo nome, il Lystrosaurus. Altro che uomo impastato da Dio a forza di terra e di sputi!

Non di questo, però, volevo parlare, ma di altre due o tre cosine. La prima: non ho mai trovato tanti ignoranti quanti me ne sono capitati a tiro per le aule dei tribunali.
Arroganti, presuntuosi, minacciosi, insulsi: sempre sicuri di essere in cima all’argine e all’asciutto dall’acqua ai piedi solo perché loro sono loro e noi non siamo un cazzo. Sempre pronti a farci le prediche morali. Sempre i primi a fare di tutto di più, quanto a schifezze.
La procura di Pistoja e certi giudici di modesto calibro, sia morale che, prima di tutto, culturale, lo hanno dimostrato da 7 anni a questa parte. E si torna alla casella 1 del Gioco dell’Oca. A Claudio Curreli protettore spudorato delle sue (non c’è altra spiegazione plausibile) «prossimità sociali»: quelle che, a Coletta, fanno il classico baffo.
Curreli – ma non solo lui – basta leggerlo negli scritti per capire che l’unica cosa in grado di fare è un autistico copia-incolla con cui si pregia di perseguitare chi gli mostra verità che non gli piacciono. O non proteggerebbe un Romolo Perrozzi, strafavorito dal Comune di Quarrata; favorito dalla procura, realtà di scarso impegno al lavoro, scarse capacità logico deduttive, ripetuta pericolosa tendenza a falsare la realtà e i documenti, nasconderla e negarla menzognando “à gogo” anche in aula dinanzi a tre sparuti neogiudici del tribunale del riesame sul caso soppressione di Linea Libera.
Non mi meraviglierei che – come anche in altri casi – fra lui-Curreli e i suoi compari, avessero intimidito i tre del collegio: Caterina Barberio, Marco Granocchia e Luca Amedeo Savoia. Se Curreli si fa convinto che gli asini volino, state certi che rinvierà a giudizio chiunque affermi il contrario, anche se l’evidenza è incontestabile.
Domattina, per una di queste sue «false opinioni» contro una sua Vpo (vice procuratora onoraria) di Firenze, mi tocca andare a Genova a narrare, alla procura di piazza del Balilla, che la povera Francesca Innamorati (sacrificata dal trio Curreli-Coletta-Grieco) non ha alcuna colpa se una vergognosa chat WhatsApp di Claudio ha fatto il giro del mondo, da me pubblicata sull’unico giornale di notizie veraci dell’intera area metropolitana. L’avvocata Innamorati è innocente, ma Curreli – che soffre anche di ignoranza storica e di un certo ponderoso spessore – è e resta un prevaricatore con pregiudizi nei confronti di chi non si inchina alla sua irragionevole prepotenza.
Ignorante di cultura storica Curreli lo è anche sotto il profilo della preparazione linguistica. Confonde i termini; crede di sapere e non sa; resta senza argomenti e risolve, questo suo camminare con i ceppi ai piedi, dando per certo ciò che non è provato. Ma lui è un magistrato. Ed è protetto qua, a Genova, a Roma, a Salerno e ovunque il guardo io giri, come direbbe il Metastasio.
Ai magistrati italiani (che cantano Bella ciao senza sapere cosa stanno facendo, ma sono ugualmente applauditi dagli ignoranti dell’Anpi) manca una vera preparazione di base alla democrazia e al rispetto della legge. Hanno vinto un concorso e si sfrenano come il classico sacco di topi se per caso si apre il legaccio che li tiene serrati.
Crede persino, Curreli (forse per sindrome da omnipotens deus), che ciò che pensa sia vero: ma non sa leggere, non sa scrivere, non sa argomentare e non vuole vedere. E si comporta come un àlogon zòon, un animale senza ragione.

Perché? Perché nella sua terzietà, imparzialità, indipendenza, dal suo presunto sodale Perrozzi accetta qualsiasi documento – anche in forma irrituale, attraverso lo studio Madera & C., strafavorito –, ma da noi non accetta nulla anche se ritualmente presentato e documentato a dovere: noi – e lo sottolineo – sappiamo usare la logica, sappiamo fare le indagini e sappiamo documentare ciò che affermiamo. Senza bisogno dell’autoritarismo che caratterizza il persecutore di Padre Fedele Bisceglia.
Domani, 22 aprile, sarò a Genova a raccontare come opera questo incolto sostituto che si atteggia a un Ares dio della guerra, ma che è solo un povero Efesto coperto della povere nera dei carboni della sua fucina. Poi torneremo alle usuali battaglie pistojane fatte non di scontri leali, ma di agguati: ché di meglio Curreli credo non sappia fare.
Se avesse saputo farlo, infatti, non si sarebbe mai sbilanciato tanto in aiuto dei suoi amici. E sul problema della stampa clandestina o meno, più che ascoltare lo stronzate su cui imposta le sue incerte conoscenze del tema, si sarebbe reso conto della sua incompetenza a poter capire e digerire tanta materia come la libertà di informazione, che richiede gente che sa anche andare in galera a testa alta come Gramsci o Pertini.

Eppure sarebbe bastato che leggesse questo sito dedicato alla stampa clandestina vera (ventennio nero) per comprendere.
Ma il fatto è che la sua è la cultura della mimèsi e del copia-incolla. Più in là, Claudio, non arriva. Anche perché le sue aderenze lo difendono senza fatica perfino quando tradisce la Costituzione come con Padre Fedele.
PS. Chi lo conosce, avverta sùbito il non-dottor Perrozzi che sgalletti meno. Linea Libera sta per tornare là da dove il suo amico Curreli la ha fatta abbujare! La morte mai non muore (F. De André)…
Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana




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