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piRandellate. SILLOGISMO ARISTOTÈLICO SU UN CURRELI ESTRA-CURRÈLICO

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    liberastampa
  • 18 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min

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Sto parlando di un ragionamento deduttivo formato da tre proposizioni: due premesse (maggiore e minore) e una conclusione. Grazie a un termine medio comune alle premesse, se esse sono vere, la conclusione segue necessariamente. Il classico esempio è: «Tutti gli uomini sono mortali» (premessa maggiore), «Socrate è un uomo» (premessa minore), dunque «Socrate è mortale»: conclusione «ontologicamente valida», direbbe Tommaso Coletta

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Come può uno scoglio arginare il mare?
Come può uno scoglio arginare il mare?

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I PROBLEMI LI CREA QUESTA PROCURA

E PER QUESTO DON CLAUDIO FA PAURA

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Una testa di pietra non ragiona. E il dare sempre tutto per certo, sicuro e scontato, è prova di difetto di argomentare
Una testa di pietra non ragiona. E il dare sempre tutto per certo, sicuro e scontato, è prova di difetto di argomentare

1 Premessa maggiore. Siamo d’accordo o no che per essere esperti e autorevoli in una qualsiasi materia non basta una laurea in qualche materia?


2 Premessa minore. Se questo non è vero, per quale motivo, qualche mese fa, la commissione del concorso per magistrati si scandalizzò della incommensurabile cotennosa ignoranza asinina di tanti bravi laureati in legge che non riuscirono a passare le prove?


3 Conclusione. Se le due premesse sono – come sono – vere e certificabili, com’è possibile che certi magistrati (della procura di Pistoja, ma anche di Cassazione) possano presumere che, per scienza loro infusa, abbiano il potere di emettere provvedimenti che cozzano con i princìpi della lingua italiana, etimologicamente accertabili, senza che, certe teste di pietra, possano vantare titoli accademici tali da giustificare un’autorevolezza giuridico-lessical-etimologica che non hanno?


L’amico mio affezionatissimo, Claudio Curreli, già, ictu oculi et intuitu personae, modestamente acculturato in area tecnico-giuridica (o non avrebbe disseminato errori macroscopici lungo la sua discutibile carriera, a iniziare da Padre Fedele Bisceglia); accecato da un’incomprensibile sete non di punizione, ma di persecuzione nei mei personali confronti (lo spiegherò in séguito): come può presumere (anche se di presunzione sembra lastricata la sua vita intensa, presenzialistica e ubiqua) di essere a livello – quanto a interpretazione etimologica delle parole – di chi, in àmbito storico-linguistico è stato chiamato, poiché apprezzato in ambiente accademico, a tenere conferenze di alta cultura dalla Cattedra di Storia della Lingua dell’Università per Stranieri di Perugia, e dal Dipartimento di Italianistica dell’Università di Palermo?


Queste cose sono nel mio curriculum. Eppure il Curreli si sente un cruscante. Stàccia, come si dice in toscanaccio volgare, sacchi e sacchi di farina, per eliminarne la crusca; ma adopera un crivello con i buchi larghi quanto (absit iniuria verbis) lo sfintère di un elefante: ed è convinto di vagliare farina doppio zero.


Sarebbe interessante vederne i risultati
Sarebbe interessante vederne i risultati

Li ha o no, il Curreli, i prerequisiti minimi per poter comprendere compiutamente il valore delle parole secondo le Preleggi (art. 12): «Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore»?


Personalmente mi pare una vera e propria aberrazione per un individuo che, per colpirmi, adopera un non-dottor ragionier come Romolo Perrozzi (a lui, in ipotesi, noto) o un superprotetto mai-comandante dei vigili di Agliana (a lui certamente noto per essere stato Vpo, quindi un bòcia e/o ragazzo di bottega della procura pistojana), inventandosi, di sana pianta (Claudio ignora perfino il divieto di analogia in diritto penale!), un reato inesistente: lo stalking giornalistico.


E per seguire la sua illuminata linea censoria, sequestra (a me, giornalista professionista qual sono e tale resto) il cellulare, un tablet e tre o quattro computer. Ma – cosa più grave – mi fa mettere ai domiciliari, per 104 giorni, da un’obbediente, ma scostante e non educata Patrizia Martucci, facendomi poi condannare, da un bel soldatino di piombo obbediente come Luca Gaspari, per reati inesistenti. Perché lo stalking giornalistico è come Dio: non c’è, non c’è mai stato, non ci sarà mai – anche se Claudio va a pregarlo in San Domenico.


La cosa più interessante è che la procura, che non conosce il significato del termine «periodico», ha tentato, in aula, di insegnarci come si fa il giornalismo montanelliano… Si può parlare di presunzione oppure è reato?
La cosa più interessante è che la procura, che non conosce il significato del termine «periodico», ha tentato, in aula, di insegnarci come si fa il giornalismo montanelliano… Si può parlare di presunzione oppure è reato?

Personalmente, doppiamente, triplamente, quaternalmente colpevole – il genio persecutore di Padre Fedele – per aver fatto eseguire dal soldatino-Gaspari una copia forense del mio cellulare, rimasta inutilizzata: sulla quale c’è tutta la storia farlocca e montata dallo scout che fa il buon samaritano fra gli intellò pistojesi in Piazza Garibaldi.


Sapete quanti messaggi invasivi da stalker sia Claudio che il tribunale hanno trovato sul mio cellulare ai danni del favoreggiato Perrozzi? Zero. E ai danni del Nesti? Zero.


A questo punto posso o no dire che Curreli non svolge indagini, ma interviene “per partito-Anm preso” contro chi è suo antagonista e gli scopre i mille altarini che costellano la sua assidua presenza in ufficio?


Eppure il sillogismo aristotèlico su un Curreli stra-currèlico mostra tutta la sua forza verace (e, ritengo, immorale), quando il sostituto (che niente controlla) si fa aiutare nei suoi ingiustifichevoli intenti da una scostante, non educata Martucci; da un soldatino di piombo come Gaspari; da una specie di “ser Biss” come il facente funzione Grieco; da una Contesini che s’accoda senza troppo pensare con la propria testa; da un Paolo Fontana a cui – credo – deve aver detto di condannare con la grazia con cui lo scrisse alla sua Vpo Innamorati nel messaggio di un gruppo WhatsApp in cui Claudio sputtanava tutti i suoi perseguitati, presentandoli, senza ritegno, dinanzi a tutti i suoi “asinelli da soma” operativi in aula; e, infine, a marzo scorso, da un Alessandro Buzzegoli che viola (nonostante abbia votato, in ipotesi, No al referendum) l’art. 27 della Costituzione; e se ne frega se le segnalazioni di don Claudio sono, al momento, pure illazioni in veste di sentenze pilotate di primo grado, in quanto nessuno è colpevole, e come tale può essere trattato, fino a condanna definitiva. E questi sono i nostri giudici, popolo pitòcco!


Che fare da grande? Il linguista o lo scout?
Che fare da grande? Il linguista o lo scout?

A Pistoja abbiamo questo, caro il mio 59% del No-pitocco anti-Meloni. A Pistoja siamo e siete tutti in pericolo e colpevoli a prescindere se lo vuole il Curreli o la procura. E se, all together now, Coletta, il figlio d’arte, l’uomo che non parlava ai cavalli, ma salvava la Lucia Turco, sorella di Luca Turco, suo superiore, e cugina di Cecilia Turco, ora nonna in dismissione da presidente dell’ordine degli avvocati pistojani, decidono di farvi un culo come la famosa rosa di maggio.


A mio parere – e posso pensarlo in assoluta libertà ex art. 21 della Costituzione – in procura comportati così anche con il Trio (Carbone) del tribunale del riesame: i tre giovini a cui è stato detto, a muso duro: «Voi negate la riapertura di Linea Libera e basta!». Ma come può uno scoglio arginare il mare?


Ci arriva o no, il Curreli, pur se laureato in giurisprudenza e magistrato, a porsi questa domandina per la quale non importa affatto essere un cruscante certificato con tanto di crivello da Bertoldo in mano?

Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

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NORMA GIOLITTI O LEGGE DEL MENGA?

 

Curreli e Coletta, più Grieco e gli altri in fila, non sopportano la verità, la rinnegano, la respingono e la perseguitano se a loro è sgradita.


Infatti condannano Linea Libera alla persecuzione come stampa clandestina (la testata è, invece, perfettamente in linea con la Legge 16 luglio 2012, n. 103 di conversione del D.L. 18 maggio 2012, n. 63. Art. 3-bis, «Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni»), ma a gennaio scorso avevano appiccicato per tutto il tribunale (porta della procura compresa) questo manifestino illegale e clandestino che violava l’articolo 2, comma 1, della legge 8 febbraio 1948, n. 47, «Disposizioni sulla stampa». Quelle stesse che usano come una clava contro di noi.


Dove sono, infatti, nel foglio «il luogo e l’anno della pubblicazione, nonché il nome e il domicilio dello stampatore e, se esiste, dell’editore»? Noi non li vediamo. Loro, in quanto magistrati, hanno il diritto di fare quello che vogliono senza dover rendere conto a nessuno? Che razza di esseri umani sono, ammesso che siano umani e democratici come affermano di essere?


Non è, questa, una prova del fatto che da padroni-tiranni, farisei della difesa della Costituzione, adottano la cosiddetta “norma Giolitti” («Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano») più nota al popolo pitòcco con il nome di “Legge del Menga”?


Dunque? Sono davvero terzi, imparziali, indipendenti, e degni elogiabili servitori dello Stato, contro il quale hanno scatenato una guerra civile solo per difendere e rafforzare il loro già smisurato e vergognoso strapotere?

E.B.

Buon Venerdì di Passione a tutti!

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